FUCACOSTE

L’ATTESA

Nei giorni che precedono la festa del 1° Novembre, Orsara di Puglia vibra al ritmo di una crescente frenesia.

​La preparazione delle “cocce priatorije” è solo una delle incombenze da assolvere: affinché la festa sia perfetta, come vuole la tradizione, occorre accatastare per tempo tutto il legname necessario a preparare il falò.

​E poi non bisogna dimenticare vino, carne, pane, patate e dolci tipici, cioè tutte le pietanze e gli ingredienti che saranno consumati nella notte del 1° Novembre, quando in ogni stradina del borgo si terrà un banchetto a base di piatti “poveri” ma gustosi e in tutto il paese saranno esposte centinaia di zucche lavorate in modo creativo e illuminate al loro interno.

IL SIGNIFICATO

Falò e delle teste del Purgatorio, è questo il significato di “Fucacoste e Cocce Priatorije”.

​La notte dei cento fuochi, delle 1000 zucche-lanterna, la notte più lunga dell’anno, per Orsara di Puglia.

Qui, nel cuore verde della provincia di Foggia, la sera del 1° Novembre si infiamma e si accende fino al mattino seguente.

E’ un evento che mette in evidenza, l’illuminazione della fede, il ricordo dei defunti, il gusto genuino di stare insieme, condividendo un momento di comunione.

E’ la “Magia” autentica del legame misterioso tra il mondo dei vivi e quello di quanti vivono nella nostra memoria.

Un empo, nelle vie di pietra del borgo orsarese, davanti a ogni uscio di casa, si usava porre dell’olio in una bacinella piena d’acqua sormontata da un treppiede con una lampada: alla fioca luce della candela, si poteva assistere, secondo i vecchietti, alla sfilata delle anime del purgatorio.

Elemento caratterizzante dei fuochi è la ginestra, un arbusto che in fiamme si volatilizza facilmente, facendo sembrare che il legame cielo-terra si compia sotto i nostri occhi.

E’ convinzione che le anime dei defunti, tornando fra i vivi, facciano visita ai parenti e tornino alle dimore dove avevano vissuto, si riscaldino e continuino il loro peregrinare per tutta la notte.

Secondo la credenza popolare, la zucca accesa avrebbe fatto ritrovare al defunto la casa dove era vissuto. In onore dei defunti, si consumano cibi poveri ma simbolici: il grano lesso condito col mosto cotto, e poi le patate, le cipolle, le uova e le castagne cotte sotto la brace.

Lorenzo Di Candia

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